« 2007-09 | Homepage | 2007-11 »

31/10/2007

Età mentale

Il test, sviluppato sul sito nienteansia.it, intende verificare in maniera simpatica e divertente la propria età psicologica. Puoi scoprire quanti anni ha la tua mente sulla base dei tuoi comportamenti e delle tue abitudini.
Gli Autori specificano che esso non ha alcuna valenza oggettiva e il suo intento è soprattutto quello di divertire.
TEST

06:20 Scritto in WEB | Link permanente | Commenti (9) | Manda

Sapori antichi

"A Frasquatula".
Occorrente per 4 persone: 500 g di semola di grano duro, un mazzetto di finocchietti selvatici, due pomodori maturi, 1/2 cipolla, olio d’oliva, sale e pepe. Lessare i finocchietti in acqua salata, scolarli e tritarli quanto più finemente possibile. Portare a ebollizione il brodo di finocchietti con i pomodori e la cipolla tagliata fine. Mettere in un’altra pentola due mestoli di brodo con i finocchietti e unire lentamente, a fuoco moderato, la semola, mescolando in continuazione, in modo da ottenere un impasto semidenso (se necessita unire un po’ di brodo). Versare in un piatto largo e condire con olio, sale e pepe. Se dovesse avanzarne, la si può tagliare a fette, passarla nell’uovo battuto e consumarla fritta.

00:25 Scritto in DeNARO | Link permanente | Commenti (0) | Manda

29/10/2007

Anestesia senza paralisi

I ricercatori della Harvard Medical School e del Massachusetts General Hospital hanno individuato un nuovo "ingrediente" per l’anestesia che utilizza la capsaicina, principio contenuto nel peperoncino rosso, come componente di un' ingegnosa ricetta per bloccare i neuroni del dolore.
La nuova tecnica non provoca l’intorpidimento o la paralisi parziale che è l’effetto indesiderato dell’anestesia utilizzata negli interventi chirurgici. Grazie all'intervento selettivo sui neuroni del dolore, la parte anestetizzata rimane infatti in grado di funzionare correttamente. Se approvato per l’utilizzo sull’uomo, il nuovo anestetico potrebbe rivoluzionare sia l'anestesia in sala operatoria, sia rivelarsi una cura contro il dolore cronico.
Lo studio è stato condotto dal Dr. Clifford Woolf, ricercatore in anestesia e trattamento del dolore al Massachusettes General Hospital, in collaborazione col prof. Bruce Bean, docente di neurobiologia alla Harvard Medical School.

03:00 Scritto in WEB | Link permanente | Commenti (0) | Manda

28/10/2007

Un'ora d'oro

Durante i 7 mesi di ora legale, dal 25 marzo al 27 ottobre 2007, sono stati risparmiati in totale 645,2 milioni di kilowattora, un valore prossimo al consumo di una Regione come la Valle d'Aosta nello stesso periodo.
In termini di costi, considerando che il costo di 1 kilowattora per il cliente finale è stato, nel periodo in esame, in media di poco superiore ai 13 centesimi di euro al netto delle imposte, l'Italia ha risparmiato con l'ora legale 84,3 milioni di euro (+5,5% sul 2006).
Nel dettaglio: a marzo si è avuto un risparmio di 32 milioni di kWh, ad aprile di quasi 169 milioni di kWh, a maggio di 86 milioni di kWh, a giugno di 34 milioni di kWh, a luglio di 35 milioni di kWh, ad agosto di quasi 38 milioni di kWh, a settembre di 85,2 milioni di kWh e a ottobre di 164,5 milioni di kWh.
I mesi di Aprile e Ottobre hanno fatto registrare, come di consueto, il maggior risparmio di energia elettrica. Ciò è dovuto al fatto che questi due mesi hanno giornate più "corte" in termini di luce naturale, rispetto ai mesi dell'intero periodo.

07:25 Scritto in WEB | Link permanente | Commenti (0) | Manda

Pa e nuove tecnologie

Segnalo una risorsa web pubblica innovativa ed utile.

Fate la prova inserendo il nome del comune di Naro.

03:10 Scritto in DeNARO | Link permanente | Commenti (0) | Manda

27/10/2007

Solo 20 euro al dì

Da una elaborazione della Osmi, un'azienda speciale della Camera di commercio di Milano, risulta in base ai dati dell’osservatorio sui consumi 2007 che la casa, tra affitto, tasse, mutui, manutenzione, costa ai milanesi, più di tutto.
4e0ac1dac5534201e4873cf96be514f2.jpg Per la metà dei cittadini, quelli con un reddito inferiore ai 15 mila euro, restano, dopo le spese per l’alloggio, solo circa venti euro al giorno per mangiare, vestirsi, spostarsi e per il tempo libero. La media per tutti i milanesi è comunque circa il doppio, pari 41 euro al giorno.
Da sola la casa, inclusi riscaldamento, energia, arredo, si prende un terzo delle spese, quasi la metà (40%) se togliamo il cibo.
Anche se in periferia, rileva la Camera di Commercio di Milano, si cerca di contenere il costo: la casa costa “solo” 689 euro al mese contro i 1013 del centro, incluse le spese accessorie.

02:00 Scritto in WEB | Link permanente | Commenti (0) | Manda

26/10/2007

Sesso per debito....

Tra moglie e marito non esiste un contratto che autorizzi uno dei due a pretendere dall'altra parte il "diritto" al sesso.
Non si configura un "diritto all'amplesso" all'interno di un rapporto di coppia coniugale o paraconiugale, per cui non si ha "il potere di esigere o imporre una prestazione sessuale".
E' la rivoluzione del concetto del "debito coniugale" che per tanti anni ha dominato nelle concezioni (maschiliste) socio-giuridiche.
69166d5b2c5ceef7c5ad26202e02b651.jpg La Cassazione, facendo giustizia sul punto, ha rigettato il ricorso di un 45enne di origine siciliana, condannato a 4 anni di reclusione dalla Corte d'appello di Reggio Calabria perchè ritenuto responsabile di maltrattamenti in famiglia, lesioni, violazione degli obblighi di assistenza familiare, sequestro di persona, minaccia e
violenza sessuale. L'uomo, secondo l'accusa, aveva costretto la moglie a subire un rapporto sessuale, approfittando della "minorata capacità" di questa di reagire e del suo stato di prostrazione.
Contro la condanna pronunciata dai giudici di merito, l'imputato aveva presentato ricorso alla Suprema Corte ma i Giudici della terza sezione penale (con sentenza n.35408) hanno respinto il ricorso.
La Corte ha affermato che in tema di reati contro la libertà sessuale, integra il reato di violenza sessuale qualsiasi forma di costringimento psico-fisico, idonea ad incidere sull'altrui volontà di autodeterminazione, a nulla rilevando l'esistenza di un rapporto di coppia coniugale o paraconiugale tra le parti, atteso che non esiste all'interno di un tale rapporto un 'diritto all'amplessò, nè conseguentemente il potere di esigere o imporre una prestazione sessuale.
"Maschi" siculi e "Mimì mettalurgici" in genere sono avvisati....

06:40 Scritto in WEB | Link permanente | Commenti (0) | Manda

25/10/2007

Poveri...Noi....!

91504ffd718f43714e961b06f7b07b3f.gifGli ex Capi di Stato ( attualmente,Oscar Luigi Scalfaro, Carlo Azeglio Ciampi e Francesco Cossiga), in base alla Costituzione repubblicana, godono -in quanto tali- degli effetti di un decreto del 1998, firmato dall’allora Capo di Stato Oscar Luigi Scalfaro; ad essi sono riservati una serie di privilegi,personale amministrativo e di scorta, a spese del Quirinale, distaccato anche presso l’abitazione privata.
Le "facilitazioni" che elencheremo sono "diverse" da quelle cui hanno legittimamente diritto come senatori a vita in forza della costituzione repubblicana.

Ad essi spetta:

1) un segretario;

2) un guardarobiere;

3) un addetto alla persona.

4) un telefono cellulare o satellitare;

5) un fax;

6) una linea urbana riservata;

7) un collegamento con il centralino della presidenza; 8) uno con la batteria del Viminale;

9) una connessione diretta con la centrale dei servizi; di sicurezza del Quirinale (uno installato presso lo studio e uno presso l’abitazione privata).

10) collegamenti (duplici) telematici per potere consultare le agenzie di stampa e le banche dati, e televisivi in bassa frequenza per seguire le sedute di Camera e Senato.

11) un auto blu con autista e telefono veicolare; spettante anche alla vedova dell’ex presidente o al primo dei suoi figli.


Quali senatori a vita, inoltre,hanno diritto a:

12) un ufficio in Senato tra i 150 r i 200 metri quadrati;

13) segretarie particolari;

13) un capufficio;

14) tre funzionari;

15) due addetti alle mansioni esecutive;

16) due addetti alle mansioni ausiliari

17) un consigliere militare o diplomatico.

Per le scorte, comprese le postazioni fisse davanti alle case, ci sono una ventina tra poliziotti e carabinieri, con costi immaginabili.

Insomma oltre 30 persone al servizio di ogni ex presidente.

Dimenticavo.....

A carico della Presidenza del Consiglio, gli ex presidenti hanno l’uso gratuito di aerei, navi e treni.

Sono stati ventilati dei tagli a tali "miserrimi" privilegi e,alla notizia, Francesco Cossiga ha tuonato la sua

contrarietà, Scalfaro e Ciampi hanno “storto” il naso.

Sapessero cosa storcono i "ricchi" pensionati e precari italiani....

03:45 Scritto in WEB | Link permanente | Commenti (4) | Manda

24/10/2007

Povero Sud

77a4a4291e257469f265c8f5a193463a.jpg Sulla base dei dati Istat, PIL e consumi nel nostro Paese sono sempre in crescita eppure più famiglie o persone sole riescono a fatica ad arrivare a fine mese.
Si stima infatti che le famiglie più povere siano pari al 12,9% dell’intera popolazione italiana e la maggior parte di esse vivono al sud. Ma altre 900 mila famiglie rimangono a rischio di povertà, specie quelle numerose dove -come sottolinea la Confesercenti- basta una spesa imprevista o l’aumento del tasso del mutuo per farle "crollare" e cercare aiuto presso i centri assistenziali. Considerando anche il basso livello di istruzione e la ridotta partecipazione al mercato del lavoro, molte famiglie e persone in Italia gravitano nella fascia della povertà.

01:35 Scritto in WEB | Link permanente | Commenti (0) | Manda

23/10/2007

"Very superstition..."

In Italia la superstizione suggerisce di non regalare ad una ragazza un ditale(resterebbe nubile), fazzoletti (=lacrime), forbici,spille e oggetti appuntiti, presaghi di guai.
Anche in altri paesi(Cina,Brasile,Svizzera), si associano i fazzoletti ai funerali; forbici e coltelli alla volonta' di troncare il legame.
141f0ddb46e287ffc98800b5f9731689.jpg Altri regali vanno scartati per motivi religiosi: liquori,profumi con alcol e oggetti raffiguranti cani o donne seminude sono offensivi per un musulmano.
Cinture e portafogli in vero cuoio offendono gli indu'. A Hong Kong regalare libri porta sfortuna; donare un cappello verde equivale a dire che moglie o sorella sono...donnacce. Evitare fiori e oggetti associati ai funerali,come crisantemi (Italia) , camelie e fiori di loto(Giappone)

01:15 Scritto in WEB | Link permanente | Commenti (0) | Manda

22/10/2007

Salute di ferro...

Meno di 4 euro al giorno per la sanita' pubblica: questa e' la cifra che si spende nelle zone rurali, specie del Mezzogiorno d'Italia.
L'allarme e' dell'Associazione pensionati della Cia.
La spesa sanitaria pro-capite annua nazionale e' di 1.621 euro. Spendono di piu' la provincia di Bolzano(2.076),Val d'Aosta(1.857),Molise (1.854),Liguria(1.833) e Lazio (1.816).
Il piu' basso livello in Puglia(1.432), Basilicata(1.477),Calabria(1.404).
In molti comuni piccoli e medi manca il pronto soccorso.

9d9bfe618c3114d1789168b1e8e518ea.jpg

02:55 Scritto in DINTORNI | Link permanente | Commenti (0) | Manda

21/10/2007

Un ospite d'altri tempi

Ibn Hawqal

Viaggio in Sicilia



3cc728e307d507df89c3d8e8e2e13e0f.jpg§ 1. Della Sicilia (1). Isola è questa lunga sette giornate [di cammino], larga quattro giornate; montuosa, irta di rocche e di castella, abitata e coltivata per ogni luogo. Essa non ha altra città famosa e popolosa che quella che addimandan Palermo, ed è capitale dell'isola. Sta [proprio] sulla spiaggia, nella costiera settentrionale. Palermo si compone di cinque quartieri, non molto lontani [l'un dall'altro], ma sì ben circoscritti che i loro limiti appariscono chiaramente. [Il primo è] la città grande, propriamente detta Palermo, cinta d'un muro di pietra alto e difendevole, abitata da' mercatanti. Quivi la moschea gâmic (2) che fu un tempo chiesa dei Rûm; nella quale [si vede] un gran santuario. Ho inteso dire da un certo logico che il filosofo de' Greci antichi, ossia Aristotile (3), giaccia entro [una cassa di] legno sospesa in cotesto santuario, che i Musulmani hanno mutato in moschea. I Cristiani onoravano assai la tomba di questo [filosofo] e soleano implorare da lui la pioggia, prestando fede alle tradizioni [lasciate] da' Greci antichi intorno i suoi grandi pregi e le virtù [del suo intelletto]. Raccontava [il logico], che questa cassa era stata sospesa lì a mezz'aria, perché la gente ricorressevi a pregare per la pioggia, o per la [pubblica] salute e [per la liberazione da tutte] quelle calamità che spingon [l'uomo] a volgersi a Dio e propiziarlo; [come accade] nei tempi di carestia, moria o guerra civile. [Per vero] io vidi lassù una [cassa] grande di legno, e forse racchiudea l'avello.

L'[altra città] che ha nome 'Al Hâlisah [L'eletta] cingesi anch'essa d'un muro di pietra, ma non tale che s'agguagli al primo [da noi descritto]. Soggiorna nella Hâlisah il Sultano co' suoi seguaci: quivi non mercati, non fondachi; v'ha due bagni; una moschea gâmic, piccola, ma frequentata; la prigion del Sultano; l'arsenale (di marina) e il dîwân (4). Ha quattro porte a mezzogiorno, tramontana e ponente: a levante un muro senza porte (5).

Il quartiere detto Harat 'as Saqâlibah (il Quartiere degli Schiavoni) è più ragguardevole e popoloso che le due città anzidette. In esso il porto; in esso parecchie fonti, le acque delle quali scorrono tra questo quartiere e la città vecchia: tra l'uno e l'altra il limite non è segnato se non dalle acque.

Il quartier che s'appella Harat 'al Masgid (il Quartier della moschea) di quella, dico, d''Ibn Siqlâb è spazioso anch'esso; ma difetta d'acque vive, onde gli abitatori bevon de' pozzi.

[Scorre] a mezzogiorno del paese un grande e grosso fiume che s'appella Wâdi cAbbâs (6), sul quale son piantati di molti mulini; ma [l'acqua di esso] non si adopera all'[irrigazione degli] orti, né dei giardini.

Grosso è 'Al Harat 'al gadîdah (il Quartier nuovo) il quale s'avvicina al Quartier della moschea, senza separazione, né intervallo: né anche ha mura il quartiere degli Schiavoni.

La più parte de' mercati giace tra la moschea di 'Ibn Siqlâh e questo Quartier nuovo: per esempio, il mercato degli oliandoli, che racchiude tutte le botteghe de' venditori di tal derrata. I cambiatori e i droghieri soggiornano anch'essi fuor le mura della città; e similmente i sarti, gli armaiuoli, i calderai, i venditori di grano e tutte quante le altre arti. Ma i macellai tengono dentro la città meglio che cinquanta botteghe da vender carne; e qui [tra i due quartieri testé nominati] non ve n'ha che poche altre. Questo [grande numero di botteghe] mostra la importanza del traffico suddetto e il grande numero di coloro che lo esercitano. Il che puossi argomentare parimenti dalla vastità della loro moschea: nella quale, un dì ch'era zeppa di gente, io contai, così in aria, più di settemila persone; poiché v'erano schierate per la preghiera più di trentasei file, ciascuna delle quali non passava il numero di dugento persone.

Le moschee della città, della Hâlisah e de' quartieri che giacciono intorno la [città] fuor le mura, passano il numero di trecento: la più parte fornite d'ogni cosa, con tetti, mura e porte. Le persone ben informate del paese dan tutte a un modo così fatto ragguaglio e concordano nel numero [delle moschee].

Fuor la città, nello spazio che le s'attacca e la circonda, tra le torri e i giardini, sono dei mahâll (7), che seguonsi l'un l'altro assai da vicino; e da una parte [movendo] da' pressi del luogo chiamato 'Al Mu caskar (le stanze dei soldati), il quale giace nel bel mezzo dell'abitato(8), si volgono al fiume che s'appella Wâdî cAbbâs e vanno a sparpagliarsi su le sue sponde; [da un'altra parte], seguitando l'uno all'altro, arrivano fino al luogo detto 'Al Baydâ (Baida anch'oggi) sopra un'altura che sta ad una parasanga all'incirca dalla città(9). Cotesti [borghi] furono già desolati, e gli abitatori di essi perirono nelle guerre civili che afflissero il paese, com'è qui noto a chiunque. Pur tutti concordamente attestano la importanza [ch'ebbero] i detti borghi e che le loro moschee passavano il numero di dugento. [In vero] io non ho visto tanto numero di moschee in nessuna delle maggiori città, foss'anco grande al doppio [di Palermo], né l'ho sentito raccontare se non che da quei di Cordova [per la loro patria]; per la quale città io non ho verificato il fatto, anzi l'ho riferito a suo luogo non senza dubbio. Lo posso affermare bensì per Palermo, perché ho veduta con gli occhi miei la più parte di esse [moschee]. Stando un giorno presso la casa di 'Abû Muhammad 'al Qafsî, giureconsulto [specialmente versato] nella materia de' contratti, e messomi a guardare dalla costui moschea, per quanto si stendea la vista nel tratto che percorre una saetta, io notai una diecina di moschee, che talvolta l'una stava di faccia all'altra e correasi di mezzo la [sola] strada. Avendo chiesto [il motivo] di questo [numero strabocchevole], mi fu detto che qui la gente è sì gonfia di superbia, che ognun vuole una moschea sua propria, nella quale non entri che la sua famiglia e la sua clientela. Accade qui che due fratelli, abitando case contigue, anzi addossate ad un muro [comune, pur] si faccia ciascun di loro la sua moschea, per adagiarvisi egli solo. Una delle dieci, delle quali testé ho fatta menzione, apparteneva al medesimo 'Abû Muhammad 'al Qafsî: ed eccoti da canto, ad una ventina di passi, un'altra moschea ch'egli avea fabbricata, perché il suo figliuolo vi desse lezioni di giurisprudenza. In somma ognuno vuol che si dica: questa è la moschea del tale e di nissun altro. Questo figliuolo di 'Abû Muhammad si sentiva gran cosa: tra ch'egli avea del suo tanti fumi in capo e ch'era il cucco del babbo, egli andava sì gonfio e con viso contento di sé medesimo, come s'egli fosse stato il padre del proprio padre [e non figlio di famiglia].

Giaccion su la spiaggia del mare molti ribât (10) pieni di sgherri, uomini di mal affare, gente da sedizioni, vecchi e giovani, ribaldi di tante favelle, i quali si son fatta in fronte la callosità delle prosternazioni (11) per piantarsi lì a chiappare la limosina e sparlar delle donne oneste. La più parte son mezzani di lordure o rotti a vizio infame. Riparan costoro nei ribât, come uomini da nulla ch'e'sono, gente senza tetto, [vera] canaglia.

Ho detto della Hâlisah, delle sue porte e di quanto avvi lì [da notare]. Venendo ora al Qasr (il Cassaro, il castello) propriamente chiamato Palermo, dico ch'è questa la città antica. Delle sue porte, la principale è la Bâb 'al bahr (Porta di mare), così appellata perché vicina al mare. Non lungi da quella [s'apre] un'altra porta elegante e nuova che 'Abû 'al Hasan 'Ahmad 'ibn 'al Hasan 'ibn 'abi 'al Husayn fece costruire, a domanda de' cittadini, in un ciglione che sovrasta al rivo ed alla fonte detta 'Ayn 'as safâ (Fonte della salute) (12). Il medesimo nome ha preso in oggi la porta, la quale, al par che la fonte, torna di comodo ai cittadini (13). Segue la porta antica detta di Sant'Agata (14); e appresso a questa, l'altra che addimandasi Bâb 'ar Rutah, dal nome di un grosso rivo, al quale si scende di qui (15). La scaturigine è proprio sotto la porta: l'acqua molto salubre e muove parecchi mulini l'un dopo l'altro. Indi [occorre] la Bâb 'ar Riyâd (Porta de' Giardini), nuova anche essa e fabbricata da 'Abû 'al Hasan. Sorgea non lungi, in sito poco difendevole, un'altra porta, detta Bâb 'ibn Qurhub; ma essendo stata la città un tempo combattuta (16) da quella parte ed avendone sofferta una irruzione con danno gravissimo, 'Abû 'al Hasan ha tramutata questa porta dal posto cattivo ad altro [più] sicuro. Appresso è la Bâb 'al 'abnâ (Porta de' Giovanotti), la più antica del paese; indi la Bab 'as sudân (porta de' Negri), la quale sta di faccia alla contrada de' Fabbri; indi la Bâb 'al hadîd (porta di Ferro), donde esce all'Hârat 'al yahûd (il Quartiere de' Giudei). Lì presso è un'altra porta edificata parimenti da 'Abû 'al Hasan; ma non ha nome di sorta. Fuor di questa è il quartiere di 'Abu Himâz. E in tutto fa nove porte.

La città [di figura] bislunga, racchiude un mercato che l'attraversa da ponente a levante e si addimanda 'As simât [la fila]: tutto lastricato di pietra da un capo all'altro; bello emporio di varie specie di mercanzie.

Scaturiscono intorno a Palermo acque abbondanti, che scorrono da levante a ponente, con forza da volgere ciascuna due macine; onde son piantati parecchi mulini su que' rivi. Dalla sorgente allo sbocco in mare son essi fiancheggiati di vasti terreni paludosi, i quali, dove [producono] canna persiana, dove fanno delli stagni, dove [dan luogo a] buone aie di zucche.

Quivi stendesi anco una fondura tutta coperta di b.rbîr (papiro), ossia bardi, ch'è [proprio la pianta] di cui si fabbricano i tûmâr (rotoli di foglio da scrivere). Io non so che il papiro d'Egitto abbia su la faccia della terra altro compagno che questo di Sicilia. Il quale la più parte è attorto in cordame per le navi e un pochino si adopera a far de' fogli pel Sultano, quanti gliene occorrono per l'appunto.

Parte de' cittadini, quelli cioè che abitano presso le mura e ne' dintorni, da Bâb 'ar riyâd a Bâb' as safâ, bevon di questa [e d'altre] fonti. Gli altri [abitatori della città vecchia] al par che quelli della hâlisah e del rimanente de' quartieri, dissetansi con l'acqua de' pozzi delle proprie case; la quale, leggiera o grave che sia, lor piace più che molte acque dolci che scorrono in que' luoghi. La gente del Mu caskar beve della fonte detta 'Al Garbâl (il Crivello), che ha buon'acqua. Nel Mu caskar è un'altra sorgente che si chiama cAyn 'at tisc (la fonte delle nove donne) e dà men copia d'acqua che il Garbâl e che l'altra detta cAyn 'abî Sa cîd (La fonte di Abû Sa cîd), la quale prese il nome da uno de' wâlî del paese. Nel lato occidentale si beve della fonte cAyn 'al hadîd (la fonte di ferro). Quivi [è veramente] una miniera di questo metallo, posseduta in oggi dal Sultano; il quale adopera [il ferro estratto] agli usi dell'armata. A tempo antico la miniera apparteneva ad un dei Banû 'al 'Aglab. Essa è vicina al villaggio di Balharâ (17), ricco di giardini, di vigneti e di polle e rivi che vanno a ingrossare il Wâdî cAbbâs.

Oltre a quelle scaturiscono intorno intorno a Palermo altre fontane rinomate, le quali recano utilità al paese; come sarebbe il Qâdûs, e, nella campagna meridionale, la Fawârah piccola e la grande (18); la quale sgorga dal naso (19) della montagna, ed è la più grossa sorgente del[l'agro palermitano]. Servon tutte queste acque a [innaffiare] i giardini. 'Al Baydâ ha anche essa una bella fonte chiamata con lo stesso suo nome e vicina al Garbâl ed alla Garbîah (La Occidentale) (20). Gli abitanti del luogo detto Burg 'al battâl (La Torre del valoroso) bevon dalla polla conosciuta sotto il nome di cAyn 'abî Malik. L'irrigazione de' giardini si fa più comunemente per mezzo di canali; ché molti giardini v'ha, oltre i campi non irrigui, sì come in Siria e in altri paesi. Con tutto ciò nella più parte de' quartieri e della [stessa] città, l'acqua si trae da' pozzi, ed è grave e malsana. Han preso a berne per difetto d'acqua viva, per poco [uso] a riflettere e pel gran mangiar che fanno di cipolle. E veramente cotesto cibo, di cui son ghiotti e il prendon crudo, lor guasta i sensi. Non v'ha tra loro uom di qualsivoglia condizione che non ne mangi ogni dì e non ne faccia mangiar mattina e sera in casa sua. Ecco ciò che ha offuscata la loro immaginativa; offesi i cervelli; perturbati i sensi; alterate le intelligenze; assopiti gli spiriti; annebbiati i volti; stemprata la costituzione sì fattamente che lor non avviene quasi mai di vedere dirittamente le cose.

Va messo anco nel novero [il fatto] che qui v'ha più di trecento maestri di scuola che educano i giovanetti. A sentirli, essi sono nel paese gli uomini di Dio, sono la gente più virtuosa e degna: non ostante che ognun sappia la poca loro capacità e la loro leggerezza di cervello, sono adoperati come testimonii [ne' contratti] e come depositarii. Ma il vero è che costoro si buttano a quel mestiere per fuggir la guerra sacra e scansare ogni fazione militare. Io ho composto un libro su questi [musulmani di Palermo?], nel quale ho raccolte le notizie che li concernono.
Note a chiarimento
Ibn Hawqal Muhammad Abû al-Qâsim era un mercante mesopotamico del decimo secolo che visse la sua giovinezza a Bagdad.
Nel 943, mentre il suo Paese attraversa un lungo periodo di decadenza politica e sociale che gli procura la perdita di un ingente patrimonio, comincia un viaggio nelle regioni dell'Islam che, con un solo anno di pausa, si protrae per oltre trent'anni, fino al 976, quando ritorna a Bagdad.
Su tale esperienza, aiutandosi con opere di altri autori, come 'Al 'Istahrî, Qudâmah e 'Al Gihâni, compila l'anno successivo il Libro delle vie e dei reami, da cui è tratta la descrizione della Sicilia, in particolare di Palermo, dove ha soggiornato intorno al 973.
L'opera è tratta dalla Biblioteca arabo-sicula di Michele Amari.

02:15 Scritto in DINTORNI | Link permanente | Commenti (0) | Manda

20/10/2007

"L'acqua è a Fruri"

Rappresentazione visiva di quello che è un vecchio e popolare adagio narese che,fuori vernacolo, suona pressappoco così "preoccuparsi esageratamente prima che un evento si verifichi".
Le versioni del "modo di dire" locale sono diverse; la piu' accreditata dovrebbe essere "L'acqua è a Fruri e iddru sa senti già di ncuoddru..." (=l'acqua è a Furore e lui la sente già addosso).
Cade -quindi- a fagiolo questa originale foto scattata ieri venerdi mentre stava per arrivare un temporale sulla Fulgentissma. L'acqua sta per scaraventarsi su Furore e,pochi minuti dopo, con fragori di tuoni e scintille di fulmini, si è spostata sulla pacioccona Naro che ne ha approfofittato per farsi lavare le strade...

e65a11b1218f037f0d3a0a13cde770ae.jpg

06:40 Scritto in DeNARO | Link permanente | Commenti (0) | Manda

19/10/2007

Misteri siculi

Dove è finita la ragazza di Niscemi, figlia del "Mago di Tobruk"?
Chi ha ucciso e perchè Carmelina da Sommatino?
Le origini degli elefanti nani che stanno alla base del mito dei Ciclopi e (forse) di quel "liotru" di pietra che è diventato simbolo di Catania e il cui nome è stato deformato su quello dell'Eliodoro mandato al rogo per le sue arti magiche verso il 770, condannato dal vescovo Leone
La storia di "Iana", la donna mottese, ancella della regina Bianca agli inizi del Quattrocento.
La storia della Madonna nera di Tindari (dipinta -qualcuno dice- dall'Evangelista Luca).
La cronaca degli attentati a Mussolini nei pressi di Cefalù e di quelli a Falcone e Borsellino.
I Templari di Lentini e Trapani.
Tutti questi temi sono il succulento menu che si puo' trovare e leggere nel volume "Il grande libro dei misteri della Sicilia, risolti e irrisolti" (saggio storico),di Salvatore Spoto,giornalista del Messaggero e saggista di successo, noto al grande pubblico nazionale per alcune sintesi storiche di grande pregio dedicate alla Sicilia antica e a quella normanna.
L'opera è una vera e propria antologia dei "misteri" che ruotano attorno alla nostra isola.
Zone d'ombra, segreti, gialli che sono stati rivelati dalle pazienti indagini o che tuttora sono rimasti privi di una risposta convincente. Per gli appassionati detectives o per l'indagatore di fatti storici che non si accontenta della interpretazione vulgata dei fatti è tutto interessante: i casi sono centinaia,molti sconosciuti come quello di suor Cecilia che nell'ospedale di Niscemi nel luglio del '43 salvò eroicamente dal plotone di esecuzione i militari italiani e tedeschi affidati alle sue cure in un episodio che ha del miracoloso. Le autorità americane negarono la grazia ai nemici e ordinarono di fare fuoco, ma la suora fece da scudo umano ai tedeschi e li salvò tutti.

b30b293f299402dfa06dbab044a71bfc.jpg

03:40 Scritto in DINTORNI | Link permanente | Commenti (3) | Manda

17/10/2007

Agrigento,ambiente

Legambiente, in collaborazione con il Sole24Ore ha reso nota la classifica ambientale dalla quale viene fuori un dato non lusinghiero per Agrigento. La città è al 97° posto tra i 103 capoluoghi italiani.
L’indagine, chiamata Ecosistema urbano 2008, prende in considerazione la qualità dell’aria, del sistema di mobilità e della gestione dei rifiuti. Ma anche gli altri capoluoghi siciliani non se la passano meglio.
Otto dei 9 capoluoghi dell’isola si trovano tra le ultime 17 posizioni. Ragusa occupa l’ultima. Si salva Messina che occupa la posizione numero 56. Agrigento perde 3 posizioni rispetto all’anno passato.

06:42 Scritto in DINTORNI | Link permanente | Commenti (2) | Manda

+1.000 al mese

Mille nuovi detenuti ogni mese nelle carceri italiane. Se continua così, tra un anno e mezzo saranno di nuovo piene. Lo ha sostenuto in una conferenza stampa presso il ministero della Giustizia il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Ettore Ferrara, che ha spiegato "che dopo l'indulto la crescita e' stata di mille detenuti al mese".
Proprio in virtu' di questa media di crescita di non meno di mille unita' al mese di nuovi rientri in carcere, Ferrara traccia un quadro da qui a un anno e mezzo in cui il numero detenuti potrebbe tornare a quota 63 mila, quella del pre indulto. Soprattutto se "non ci saranno interventi strutturali - aggiunge Ferrara - ma intanto stiamo cercando di fare qualcosa sul piano amministrativo cercando di sperimentare la misura alternativa negli uffici di esecuzione penale esterna.
Il ministro della Giustizia Clemente Mastella ha aggiunto: "Senza l'applicazione dell'indulto oggi ci troveremo dunque a quota 78mila, quindi con una situazione devastante.
Le forze politiche - ha concluso - devono evitare che ci siano morti e rivolte nelle carceri.
Il problema vero e' che occorre la certezza della pena, che deve essere espiata non per forza tra le mura di un carcere che non è solo luogo di espiazione della pena, ma anche di recupero.
L'analisi della situazione delle carceri italiane, per l'esattezza dei 245 istituti penitenziari, evidenzia dati sconfortanti:
64 istituti risulterebbero regolari, 118 non regolari e 63 intollerabili dal punto di vista delle condizioni di vivibilita'. Questa degli istituti non regolari e' una situazione strana; probabilmente e' diffusa la convinzione che la pena debba essere sofferenza, di punire piuttosto che recuperare.
Occorre una riflessione per individuare strumenti diversi, spesso piu' produttivi rispetto al carcere e chiedersi cosa puo' essere utile per tutti, dal punto di vista della sicurezza ma soprattutto della vivibilita' della nostra societa.

05:56 Scritto in WEB | Link permanente | Commenti (0) | Manda

14/10/2007

Attenuanti "regionali"

Ha tenuto segregata per giorni la ex fidanzata, l'ha picchiata, violentata, torturata e umiliata. Dopo la cattura e' stato processato e condannato da un Tribunale tedesco a sei anni di carcere.
Un giudice del Tribunale di Hannover gli ha concesso uno sconto di pena di almeno due anni riconoscendo "le attenuanti generiche e culturali" sostanzialmente perché è sardo.
Diversi sardi (scrittori, politici, ecc.) sono intervenuti indignati per essere stati inseriti nella categoria dei 'culturalmente affini allo stupro'".
Riecheggiano quasi le parole di qualche mese fà di Amato allorchè parlò di tradizione "siculo-pakistana" che giustifica i comportamenti violenti."Nessun Dio -disse- "autorizza un uomo a picchiare la donna. E' una tradizione siculo-pakistana che vuole far credere il contrario".
Il Ministro ha poi spiegato che "da siciliano ho parlato di una Sicilia che non esiste più. Da figlio di famiglia siciliana, da bambino, ho conosciuto una Sicilia che, insieme alle tante cose positive che amavo, era anche la tradizione cui ho fatto riferimento. Ci sono capolavori del cinema e della letteratura su questo - aggiunge il ministro - per fortuna, come ho detto questa mattina, dagli anni '70 quell'aspetto della Sicilia non esiste piu"

18:40 Scritto in DINTORNI | Link permanente | Commenti (0) | Manda

13/10/2007

Impara l'arte...e mettila da parte!

Opere d'arte date per disperse almeno dal 1976 sono "magicamente" riapparse a Naro in un locale di pertinenza del Comune. Scrive "Repubblica" che si tratta di un dipinto su tela, di autore ignoto della fine del Seicento, raffigurante un personaggio appartenente al casato nobiliare dei Lucchesi, di un monumento funebre secentesco in marmo bianco e di una lastra tabernacolo in marmo di Carrara di stile gaginesco.
Nel 1971 erano stati fotografati per l'ultima volta nella biblioteca comunale Feliciana di Naro.
Poi non se ne seppe piu' nulla per diversi anni; ora sono stati misteriosamente rinvenuti.
La tela risulta priva della cornice e arrotolata, ridotta in pessime condizioni così come i frammenti marmorei.
Superfluo sottolineare che le opere "ritrovate" sono state ritenute di rilevante valore culturale ad un esame già effettuato in occasione di un sopralluogo congiunto effettuato dal Soprintendente ai Beni Culturali di Agrigento Gabriella Costantino e dal sindaco di Naro. Adesso si pone il problema del restauro di esse e,quindi, del reperimento della risorse da parte dell'Assessorato regionale ai Beni Culturali per garantire la salvaguardia e la valorizzazione del patrimonio culturale locale.

20:15 Scritto in DeNARO | Link permanente | Commenti (6) | Manda

06/10/2007

Vento medievale

897c43f14888333bd9d96a2853cf2dd2.jpg L'arrivo del Prefetto di Agrigento ha segnato l'inizio della kermesse con il secolare maniero lustrato a nuovo, scintillante di luci che lo rendevano ancor piu' superbo anche da lontano.
La folla era di nicchia,allargata alle grandi occasioni.La gente ama le manifestazioni che sollecitano la memoria.
Il fascino dei nostri avi è sempre d'attualità.Bastava astrarsi un poco dal contingente e concentrarsi sui soffitti delle grandi sale medievali per avvertire quasi la presenza della bella castellana Giselda che, innamoratasi del proprio paggio Bertrano, fu sorpresa dal geloso marito, Pietro Calvello; l’amante fu ucciso e gettato dall’alto della torre. Giselda rinchiusa in una fredda cella si lasciò morire di dolore e la fantasia popolare narra di un bianco fantasma di donna che nelle notti chiare vaga per la terrazza della torre.Ecco pare proprio che uno dei sontuosi abiti esposti si animi con le sembianze di Giselda che,mano nella mano con l'amato Bertrano, scruta il mare di fronte dalle mura turrite.fe081e62d5e3cc6ed7269e6854437d93.jpg
Sento il rumore della ferraglia degli armigeri che fanno la ronda all'esterno del castello;arriva sin sopra il nitrire dei destrieri ben governati sotto nelle scuderie.
Una squarcio di atmosfera medioevale che la ricorrenza apre nell'immaginario del visitatore,che gli fa vivere sensazioni solo pensate e mai sperimentate.
Dal cortile interno sento il passo nobile di Manfredi che sale la scala rampante, attraversa lo stupendo portale ed entra alla Sala del Principe nella torre quadrata illuminata dalle bifore. La sala ammalia chi vi accede con la sua copertura a botte a sesto acuto, l'arco mediano sistemato sui pilastri semiottagonali ed i capitelli decorati.
Provo ad immaginare i pensieri lontani e sperduti nel tempo di Federico II di Aragona quando nel 1330 la fece edificare; noto,in alto, il suo stemma aragonese scolpito tra due scudi piani.
ed53fd1d86fb8deaefc4976b0da3dc3d.gif La memoria delle mie amate letture ormai dilaga senza freni:uno sguardo alla vicina torre cilindrica mi lascia intravvedere il fiero ciglio di Andrea Chiaramonte, con il suo sguardo fisso e tetro verso le terre ed i possedimenti di famiglia sottostanti messi in forse dal Re Martino al quale non vuole sottostare.
Ci provò a mettere su una sorta di "resistenza" al re, ma fu tradito (come spesso accade ancora oggi) dagli amici "nobili" per cui nel 1392 Re Martino confiscò tutte le sue terre e le assegnò a Guglielmo Raimondo Moncada, conte d'Agosta, che divenne cosi conte di Modica e di Malta e signore delle terre di Mussomeli, Naro, Delia, Sutera, Favara, Misilmeri... Colpito ma non abbattuto, Andrea si sposta a Palermo per l'ultima battaglia della sua vita. Abbandonato dagli amici più fedeli, fu imprigionato con uno stratagemma e condannato a morte.
Il 1 giugno 1392 la sentenza venne eseguita a Palermo in Piazza Marina, proprio dinanzi al palazzo dello Steri, simbolo -per tanti anni- della potenza e della grandezza della famiglia Chiaramonte.
Per la cronaca, si tratta del medesimo palazzo in cui sarà successivamente rinchiuso "frà Diego La Matina", il frate che uccise il suo aguzzino al quale Leonardo Sciascia dedicò il suo libro ''Morte dell'Inquisitore''.
Un flash improvviso di un fotografo mi riporta di colpo alla realtà;decido di fermare nel tempo questa visita approfittando dell'occasione dello speciale annullo postale.

06c6333137b76ebb4b3063207cade2c6.jpg

21:15 Scritto in DeNARO | Link permanente | Commenti (0) | Manda

Naro si veste d'antico

Saranno le magiche atmosfere delle antiche mura merlate del Castello dei Chiaramonte ad accogliere oggi a3833e0396a79d898c18215aa9dd1dfe.jpgpomeriggio i riti della inaugurazione della "Mostra Permanente dell’abito d’epoca", arricchita dalla collezione di Milco Dalacchi che ha concesso in comodato al Comune di Naro 18 abiti d’epoca (di cui 16 femminili ), una divisa militare della I guerra mondiale e 33 accessori, tra borsette, scarpette, mantelle, ventagli, corpetti,matineé e guanti.
La maggio parte degli abiti di donna proviene da famiglie nobili locali (Gaetani, Riolo, Palmeri).
739ff90ad58a2430f0c4e3e39a39046d.jpg Questa parte della collezione Dalacchi costituirà il nucleo iniziale della dotazione della Mostra Permanente che verrà denominata “Vento di Donne”.
Patrocinata dalla Regione Siciliana e dalla Provincia Regionale di Agrigento e sponsorizzata dal Monte dei Paschi di Siena e dalla Moncada Costruzioni, la Mostra Permanente concorrerà a richiamare a Naro una più vasta platea di turisti e visitatori che -via via più numerosi- fanno tappa a Naro, attratti dalle bellezze archeologiche, architettoniche, artistiche e paesaggistiche.
"Con la Mostra Permanente dell’abito antico” – ha dichiarato il Sindaco di Naro– “verranno valorizzate la cultura e le tradizioni locali e verrà ampliata l’offerta turistica nel Comune di Naro”.
Il taglio del nastro, nella cerimonia dell’inaugurazione, sarà riservato ad Arabella Salviati, nipote di Donna Franca Florio.
L’evento sarà immortalato da uno speciale annullo filatelico raffigurante il logo della Mostra Permanente “Vento di Donne” e la data dell’inaugurazione che verrà impresso in loco su 5000 cartoline con quattro diversi soggetti e che farà la gioia dei collezionisti ed appassionati di filatelia.
Prima dell’inaugurazione il giornalista siciliano Gaetano Basile e la scrittrice Mary Taylor Simeti converseranno sul tema della cucina siciliana e presenteranno il libro “La tavola del Gattopardo” della stessa Taylor Simeti.

f2c8788defa289264cde99874b856114.jpg

13:15 Scritto in DeNARO | Link permanente | Commenti (3) | Manda

03/10/2007

Semplice ricetta...

"L'esercito, ci vuole l'esercito..."
Da talune parti (specie politiche) si invoca in Sicilia l'impiego dell'esercito per fronteggiare cosa nostra ed i vari racket che stringono l'Isola in una morsa micidiale. L'idea,come si sa, non è nuova in quanto già sperimentata positivamente ai tempi dei "vespri siciliani". 3d8b453b35abb3c1941eb2f4a2d73ffe.jpg
Personalmente riteniamo che rappresenti una misura valida ma non efficace nel senso che gli effetti sono transitori,limitati nel tempo, parziali.
Il rinforzo ed il supporto alle forze di polizia certamente ne trae vantaggio, traspare un senso anche visivo di sicurezza e di "presenza" dello Stato che ai cittadini onesti piace molto. Ma gli effetti a lungo termine,quelli direvoli e sostanziali necessitano di altri "supporti".
Il contrasto necessita di altro (di ben altro). La "politica" potrebbe e dovrebbe far molto ma molto di piu'.
La società civile che genera la classe politica ha le pesanti responsabilità che derivano dai risultati elettorali in ogni parte d'Italia,come in Sicilia. Oltre che un problema di ordine pubblico e giudiziario,quello mafioso e criminale isolano rappresenta un problema socio-economico in senso lato.
Consapevoli che nessuno ha la bacchetta magica per risolvere di colpo il problema, riteniamo che,in itinere, i fatti concreti (solo essi) riescano ad incidere positivamente e concretamente nelle coscienze civiche e porsi come tappe indispensabili nel cammino verso la sconfitta dei tentacoli dell'antistato isolano.
Fino a quando si avvertono segnali contrastanti provenienti dalla classe politica, dai pubblici amministratori, dalla sanità, dai settori pubblici dai quali-invece- dovrebbero radiarsi onde di esempio fortemente positive per i cittadini, chiunque è autorizzato a pensare che il senso dello Stato in Sicilia sia ancora un'utopia, uno slogan.
La classe politica inizi ,come doveroso socialmente, a dare l'esempio e formuli un codice chiaro,inderogabile, semplice per le candidature che impedisca a chi ha conti in sospeso con la Giustizia, a chi ha dato in passato prova di essere in contrasto con la legalità dello Stato, di varcare la soglia delle Istituzioni, di avvicinarvisi.
Ecco allora la semplice ricetta: ben venga l'esercito per situazioni temporanee ed emergenziali ma si punti al cuore del problema se si vuole affrontare in radice la questione e fare il c.d. "giro di boa" nell'Isola.

07:30 Scritto in DINTORNI | Link permanente | Commenti (0) | Manda

02/10/2007

OK,le origini...

Come tutte le cose che attengono all'ordinarietà quotidiana, non si fa caso ad esse sino a quando non si pone il problema; solo allora si riflette sulla loro esistenza, sulla loro utilità e funzione.
Quando si ha un forte mal di denti ci si accorge finalmente dellìimportanza dei denti.
Nel quotidiano del lessico funziona su per giu' allo stesso modo.baa0c68da693439210feda8b6843d574.jpg
Pigliamo,ade esempio. la "storia" dell'espressione "O.K." Quante volte essa gira nei modi di dire delle persone per indicare uno stato di generale assicurazione che tutto va bene...
L'origine accettata dagli studiosi,secondo la sintesi che ne fa Gian Luigi Beccaria in un suo recente saggio, è fissabile nel 1800. Scrive l'Atutore: "Una delle parole di maggiore diffusione nel mondo, insieme alla Coca Cola, è certamente l'okay. Ebbene, l'O.K. nasce nell'Ottocento, dal nome 'Democratic O.K. Club', la cui prima riunione avviene nel marzo 1840, e prende il nome dalle iniziali di Old Kinderhook, il villaggio dove era nato il candidato alle lezioni presidenziali Martin van Buren, ottavo presidente degli Stati Uniti.
Le elezioni andarono bene, furono OK».
Da allora l'OK indica quello che tutti sappiamo.
Esistono -per vero- altre versioni di pensiero sulle origini ma senza fondati riscontri.

05:50 Scritto in WEB | Link permanente | Commenti (0) | Manda

01/10/2007

TIM "Tutto compreso" (anche la multa...)

Il trito e ritrito De Sica l'ha sciorinata in tutte le salse quell'offerta TIM in tv chiamata "Tutto compreso".
Ed in effetti ha fatto gola a molti utenti, sembrava la panacea di tutti i mali.
"Tutto ma proprio tutto compreso?" chiedeva il "De Tim"
"Si!" rispondeva la sicura e sorridente ragazza tim nello spot
Compreso era anche il costo dello scatto alla risposta, pure il telefonino.
Ma Adiconsum ha indagato a fondo sullo spot in questione a seguito ovviamente di segnalazioni di propri utenti che proprio tutto non trovavano allorchè decidevano di passare all'atto pratico.
Il caso è arrivato all'attenzione dell'Autorithy che ha rilevato carenze informative nell'offerta pubblicizzata.
Sembra, infatti, che nelle tre opzioni tariffarie offerte (da 30, da 60 e da 90 euro) fossero ricompresi tutti i servizi dell'offerta (traffico telefonico, Sms, internet, telefonino e servizi dedicati). In realtà non era così: l'offerta era molto più articolata, ma lo spot non la rendeva chiara per il consumatore.
L'Antitrust, a conclusione dell'istruttoria, su parere dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ha ritenuto ingannevole per il consumatore il messaggio di Telecom e ha comminato all'azienda una sanzione di 49.100 euro, elevata a 69.100 euro, in quanto la società e' recidiva specifica.

41cbd922b61aee4a79d35fd7b4f01248.png

06:35 Scritto in WEB | Link permanente | Commenti (0) | Manda

Parole con vista

Rileggendo il testo di una "vecchia song",stranamente vedevo scorrere nella mia mente le persone ed i luoghi che la magia baglioniana rievoca.
Una vecchia stazione la cui targa indicativa è quasi corrosa dalla ruggine..chissà quanta vita ed umanità varia è passata da quei binari.....
Riparato dal tuo cappotto, guardi il tuo orologio perchè quello murale a due "facce" è guasto,ancòra è presto!
Come funziona "sta macchinetta del caffè"
"Uhhm..buono il dolce"
Quasi seguirei quel poster scarabocchiato.
Ma quanto parlano quelle due donne con i sacchetti Upim....!
Il solito lamentone "che non se ne puo' piu'..."
Di là,discreti, teneri, due ragazzi si "fan promesse per l'eternità".
"C'è sempre qualcuno che ricomincia" a fronte di tanti che finiscono.


357fc819b62b8acbac9f4a87c55fda0e.jpgSeduto con le mani in mano sopra una panchina fredda del metro,sei lì che aspetti quello delle 7.30
chiuso dentro il tuo paletot.Un tizio legge attento le istruzioni sul distributore del caffè e un bambino che si tuffa dentro a un bignè.
E l'orologio contro il muro segna l'una e dieci da due anni in qua; il nome di questa stazione è mezzo cancellato dall'umidità.
Un poster che qualcuno ha già scarabocchiato dice "Vieni in Tunisia" c'è un mare di velluto ed una palma
e tu che sogni di fuggire via... di andare lontano, lontano...
E da una radiolina accesa arrivano le note di un'orchestra jazz, un vecchio con gli occhiali spessi un dito
cerca la risoluzione a un quiz.
Due donne stan parlando con le braccia piene di sacchetti dell'UPIM e un giornale è aperto sulla pagina dei films.
E sui binari quanta vita che è passata e quanta che ne passerà.
E due ragazzi stretti stretti che si fan promesse per l'eternità.
Un uomo si lamenta ad alta voce del governo e della polizia.
E tu che intanto sogni ancora sogni sempre, sogni di fuggire via...di andare lontano, lontano....lontano, lontano...
Sei li che aspetti quello delle 7,30 chiuso dentro il tuo paletot seduto sopra una panchina fredda del metro.

04:50 Scritto in DINTORNI | Link permanente | Commenti (0) | Manda